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Il cardillo addolorato

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Tre giovani Signori – un principe, uno scultore, un ricco commerciante – scendono dal Nord dell’Europa verso Napoli. Siamo alla fine del Settecento. Pretesto del viaggio è la visita a un celebre guantaio, che vive a Santa Lucia con le figlie, entrambe «ugualmente alte, impettite, belle e insopportabilmente mute». Così si avvia questo romanzo, nel segno di un carattere che Tre giovani Signori – un principe, uno scultore, un ricco commerciante – scendono dal Nord dell’Europa verso Napoli. Siamo alla fine del Settecento. Pretesto del viaggio è la visita a un celebre guantaio, che vive a Santa Lucia con le figlie, entrambe «ugualmente alte, impettite, belle e insopportabilmente mute». Così si avvia questo romanzo, nel segno di un carattere che sarà di tutto il libro: la trasparenza e il mistero. L’aria che si respira è lieve, esaltante, di sublimata opera buffa. Il fondo è pura tenebra metafisica. È come se Hoffmann, e con lui lo spirito più radicale e ammaliante del romantico tedesco, fossero discesi a Napoli per unirsi con il demone mediterraneo in una danza che ha qualcosa di fatale e genera senza tregua nuove figure. Ciascuna di queste figure è un filo di una trama vertiginosa, che fa tenere il respiro sospeso: una trama di passioni e di oscure, allusive sofferenze, di visioni e di magie, di eventi che cambiano volto e senso via via che si moltiplicano. Crediamo, all’inizio, di essere impigliati in un groviglio di storie umane, molto umane – in un romanzo «che tratta di Amori e Assassini», e perciò di «storie sotterranee, legate a città sotterranee, crudeli storie di fanciulle impassibili, di Folletti disperati, di Streghe sentimentali e di Principi Squilibrati, oltre che di altri fantasmi» –, eppure nulla di questa scena vorticosa e incantatoria avrebbe senso se non agisse in essa l’attrazione invincibile (o la ripulsa) verso qualcosa che sta di là dall’umano – ed è «il cuore della Natura», («un ben profondo cuore, signore; ma quanto lontano da noi!» sentiremo dire da un personaggio). Un cuore muto – come appare all’inizio la bellissima, misteriosa Elmina, la Chimera che i tre giovani del Nord sono venuti a incontrare, sollevati nell’aria dall’«entusiastico Pegaso» sul loro carro apollineo –, un deserto dove solo a momenti trilla il suono del Cardillo, questo essere piccolo fra i piccoli, inerme e spietato, che «distrugge chi lo ama». Allora il cardellino che ci era apparso all’inizio quale vittima di sinistri giochi infantili diventa l’onnipresente Cardillo, che ci avvolge e ci sconvolge come l’immensità che non conosciamo. La sua voce è destinata a rimanere per sempre nella mente di chi ha la ventura di udirla. Così sarà di questo romanzo.


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Tre giovani Signori – un principe, uno scultore, un ricco commerciante – scendono dal Nord dell’Europa verso Napoli. Siamo alla fine del Settecento. Pretesto del viaggio è la visita a un celebre guantaio, che vive a Santa Lucia con le figlie, entrambe «ugualmente alte, impettite, belle e insopportabilmente mute». Così si avvia questo romanzo, nel segno di un carattere che Tre giovani Signori – un principe, uno scultore, un ricco commerciante – scendono dal Nord dell’Europa verso Napoli. Siamo alla fine del Settecento. Pretesto del viaggio è la visita a un celebre guantaio, che vive a Santa Lucia con le figlie, entrambe «ugualmente alte, impettite, belle e insopportabilmente mute». Così si avvia questo romanzo, nel segno di un carattere che sarà di tutto il libro: la trasparenza e il mistero. L’aria che si respira è lieve, esaltante, di sublimata opera buffa. Il fondo è pura tenebra metafisica. È come se Hoffmann, e con lui lo spirito più radicale e ammaliante del romantico tedesco, fossero discesi a Napoli per unirsi con il demone mediterraneo in una danza che ha qualcosa di fatale e genera senza tregua nuove figure. Ciascuna di queste figure è un filo di una trama vertiginosa, che fa tenere il respiro sospeso: una trama di passioni e di oscure, allusive sofferenze, di visioni e di magie, di eventi che cambiano volto e senso via via che si moltiplicano. Crediamo, all’inizio, di essere impigliati in un groviglio di storie umane, molto umane – in un romanzo «che tratta di Amori e Assassini», e perciò di «storie sotterranee, legate a città sotterranee, crudeli storie di fanciulle impassibili, di Folletti disperati, di Streghe sentimentali e di Principi Squilibrati, oltre che di altri fantasmi» –, eppure nulla di questa scena vorticosa e incantatoria avrebbe senso se non agisse in essa l’attrazione invincibile (o la ripulsa) verso qualcosa che sta di là dall’umano – ed è «il cuore della Natura», («un ben profondo cuore, signore; ma quanto lontano da noi!» sentiremo dire da un personaggio). Un cuore muto – come appare all’inizio la bellissima, misteriosa Elmina, la Chimera che i tre giovani del Nord sono venuti a incontrare, sollevati nell’aria dall’«entusiastico Pegaso» sul loro carro apollineo –, un deserto dove solo a momenti trilla il suono del Cardillo, questo essere piccolo fra i piccoli, inerme e spietato, che «distrugge chi lo ama». Allora il cardellino che ci era apparso all’inizio quale vittima di sinistri giochi infantili diventa l’onnipresente Cardillo, che ci avvolge e ci sconvolge come l’immensità che non conosciamo. La sua voce è destinata a rimanere per sempre nella mente di chi ha la ventura di udirla. Così sarà di questo romanzo.

30 review for Il cardillo addolorato

  1. 5 out of 5

    Carloesse

    La Ortese per scrivere questo romanzo venne probabilmente toccata da una speciale grazia. In nessun altra delle sue opere riesce a trovare un equilibrio così perfetto tra realtà e fantasia magica, tra i toni lievi e quelli drammatici, nella coralità dei personaggi, sia maschili che femminili, e nelle loro storie che si intrecciano in un vortice perfetto. Il lettore rimane sospeso di fronte al crollo delle proprie certezze nel dipanarsi di questa storia, che prende pieghe inaspettate prima di giu La Ortese per scrivere questo romanzo venne probabilmente toccata da una speciale grazia. In nessun altra delle sue opere riesce a trovare un equilibrio così perfetto tra realtà e fantasia magica, tra i toni lievi e quelli drammatici, nella coralità dei personaggi, sia maschili che femminili, e nelle loro storie che si intrecciano in un vortice perfetto. Il lettore rimane sospeso di fronte al crollo delle proprie certezze nel dipanarsi di questa storia, che prende pieghe inaspettate prima di giungere alla sua conclusione. Uno tra i libri più belli e singolari della letteratura italiana del novecento. Anzi: della letteratura tout court.

  2. 4 out of 5

    Antonella

    So di aver trovato un libro bellissimo quando c’è qualcosa che mi sfugge (e chi lo ha già letto capirà perfettamente perché qui c’è più di qualcosa che sfugge). Una penna come quella di Ortese la si incontra raramente: è in grado di ammaliare il lettore, di smantellare in modo dolce, pagina dopo pagina, tutte le convinzioni che ha costruito precedentemente per lui attraverso le proprie stesse parole. Ci sono contraddizioni, cambiamenti, svariate rotture della finzione scenica, inaspettate svolte So di aver trovato un libro bellissimo quando c’è qualcosa che mi sfugge (e chi lo ha già letto capirà perfettamente perché qui c’è più di qualcosa che sfugge). Una penna come quella di Ortese la si incontra raramente: è in grado di ammaliare il lettore, di smantellare in modo dolce, pagina dopo pagina, tutte le convinzioni che ha costruito precedentemente per lui attraverso le proprie stesse parole. Ci sono contraddizioni, cambiamenti, svariate rotture della finzione scenica, inaspettate svolte narrative ma il lettore si fa fare di tutto, accetta tutto. Perché come fai a non accettare tutto dal modo in cui scrive Anna Maria Ortese? Bellissimo. Non riesco a spiegarmi perché sia così poco citato (e l’autrice in generale così poco citata) tra gli imperdibili del Novecento italiano.

  3. 4 out of 5

    Eustachio

    Alla fine del Settecento un principe, uno scultore e un commerciante partono dal Nord Europa alla volta di Napoli. La ragione del viaggio è un affare con un guantaio, la cui figlia finisce per folgorare tanto i tre signori quanto il lettore. Dietro il suo silenzio si nasconde un dolore e un rimpianto da cui non ha intenzione di separarsi. Pare c'entrino la morte di un cardellino e di una sorella, ma le versioni della storia sono diverse. È davvero Elmina quella da incolpare? Cos'è successo in re Alla fine del Settecento un principe, uno scultore e un commerciante partono dal Nord Europa alla volta di Napoli. La ragione del viaggio è un affare con un guantaio, la cui figlia finisce per folgorare tanto i tre signori quanto il lettore. Dietro il suo silenzio si nasconde un dolore e un rimpianto da cui non ha intenzione di separarsi. Pare c'entrino la morte di un cardellino e di una sorella, ma le versioni della storia sono diverse. È davvero Elmina quella da incolpare? Cos'è successo in realtà? Il cardino addolorato è il libro ideale per tutti quelli che si lamentano della rovina della lingua italiana, quelli a cui fa schifo leggere «il gatto è sul tavolo pieno di libri» e godono per frasi come «il felino cremisi è coricato sullo scrittoio onusto di antichi tomi». Rientro tra quelli che preferiscono una scrittura chiara (che non significa per forza semplice), ma in qualche modo la Ortese mi ha stregato ed è riuscita a farmi sorbire periodi lunghissimi con così tante subordinate e parentesi che per metà del tempo mi chiedevo se ci fosse qualcuno in grado di leggerli ad alta voce (a quanto pare sì: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/pr... ). La storia è permeata dal soprannaturale. È con tutta la naturalezza del mondo che il narratore introduce lenti magiche, visioni, fantasmi e personaggi fiabeschi, creando una Napoli incantata. L'unico problema è che con tutte le versioni e le volute contraddizioni, alla fine non è chiaro né quale sia la verità (suppongo quella del capitolo che comincia a pagina 358, ma siamo sicuri che tutto torni?) né quale sia il punto (questo Cardillo, insomma, cosa rappresenta?). L'impressione a fine lettura è di essersi svegliati da un bellissimo sogno dorato, di essere riusciti a ricordare quasi tutto, eccezion fatta per la conclusione o la chiave di volta. Qualcosa sfugge, ma quel che resta vale la pena. EDIT del 07/01/19: L'ho riletto e l'ho recensito di nuovo qui: https://eustachio.wordpress.com/2019/...

  4. 5 out of 5

    Chequers

    E' la prima volta che, dopo aver letto un libro, cerco in rete qualcuno che possa spiegarmelo! Questo perche' fino alla fine non credevo di aver capito bene chi o cosa fosse il Cardillo. Ho trovato degli appunti (apparentemente il Cardillo viene studiato a scuola adesso) ma alla fine, poco importa: il libro e' stilisticamente talmente bello, pieno di storie che si spiegano e si contraddicono l'una con l'altra che questo gia' basta. Mi ha ricordato moltissimo ETA Hoffman, dove la magia si mescola E' la prima volta che, dopo aver letto un libro, cerco in rete qualcuno che possa spiegarmelo! Questo perche' fino alla fine non credevo di aver capito bene chi o cosa fosse il Cardillo. Ho trovato degli appunti (apparentemente il Cardillo viene studiato a scuola adesso) ma alla fine, poco importa: il libro e' stilisticamente talmente bello, pieno di storie che si spiegano e si contraddicono l'una con l'altra che questo gia' basta. Mi ha ricordato moltissimo ETA Hoffman, dove la magia si mescola con la vita quotidiana, ma quasi tutta l'azione si svolge a Napoli, citta' magica gia' di per se'. Non un libro per tutti comunque (con tutti quegli incisi!) ma sicuramente un libro che vale la pena di leggere.

  5. 5 out of 5

    Mani Goudarzi

    Un racconto fantastico e visionario! Una gioia interminabile leggerlo. Una inutile fantasticheria se si vuole essere severi o il puro godimento del raccontare se si vuole essere giusti. Un romanzo senza prudenza, senza quella prudenza che agghiaccia le ali: e qui la fantasia vola alta.

  6. 5 out of 5

    Giorgiaelisa

    Non capisco cosa la Ortese volesse comunicare con questo libro, a parte una confusione enorme. Sul piano linguistico leggerlo è stato tuffarsi in una struttura, finalmente, non troppo semplificata (subordinazione! Evviva!), ma è il piano contenutistico a lasciarmi spiazzata.

  7. 4 out of 5

    Andrea Iginio Cirillo

    3.5/5 NAPOLI SOTTERRANEA Ci ho messo un bel po' a finire questo libro per vari motivi; è stata una vera e propria scalata, rallentata da esigenze di vario tipo, che spaziano dal tempo materiale all'arduo impianto narrativo. Posso dire senz'alcun problema di essermi trovato davanti a una delle opere più strane e assurde - dove "assurdo" non assume necessariamente accezione negativa - che abbia mai letto. Trama intricata, connessioni tra luoghi, personaggi, sensazioni che ora si perdono, ora s'intre 3.5/5 NAPOLI SOTTERRANEA Ci ho messo un bel po' a finire questo libro per vari motivi; è stata una vera e propria scalata, rallentata da esigenze di vario tipo, che spaziano dal tempo materiale all'arduo impianto narrativo. Posso dire senz'alcun problema di essermi trovato davanti a una delle opere più strane e assurde - dove "assurdo" non assume necessariamente accezione negativa - che abbia mai letto. Trama intricata, connessioni tra luoghi, personaggi, sensazioni che ora si perdono, ora s'intrecciano, conferendo a questo romanzo una condizione ambigua, complicata, in limine tra virtuosismo barocco e puramente letterario e storia con una morale. Napoli e il Cardillo. La città partenopea non è il solito calderone di carnalità e profano, ma un insieme di misticismo, fiabe alla Basile e irrealtà che s'innerva nelle sue vie e "scalinatelle", da Chiaia al Pallonetto; il Cardillo: cos'è questo Cardillo? Un semplice uccello? E come mai è addolorato? È un convitato di pietra, che mai appare, eppure è sempre presente con la sua influenza, che lo rende allegoria di speranze perdute, rimorsi mai sopiti, mondi extraterreni che entrano nella realtà, sotto forma di sogni e visioni (la lente del Duca Ruskaja!). Tre amici, Duprè, Nodier, Ingmar, che vengono dal razionale Belgio e si perdono nell'irrealtà di una città che è un palcoscenico, dove tutti gli abitanti paiono recitare una parte, e dove non mancano folletti (Geronte, vero motore della vicenda. Ma chi è? Da dove proviene? Quanti anni ha?), anime del Purgatorio, indovini. Ecco il barocco, l'esagerazione, l'artificio, l'esaltazione fino a esasperare. E qui forse il romanzo pecca, rendendosi troppo inafferrabile (ne L' Iguana, invece, a parte qualche passo dubbio, tutto era più chiaro e diretto), ellittico, a tratti forse noioso, dal momento che nella confusione il lettore è portato a saltare delle pagine. E tuttavia il fascino dei personaggi - anche i più semplici come don Mariano - è irresistibile; donna Elmina è indefinibile per enigmaticità, Ingmar Neville quasi encomiabile nei suoi sforzi sospesi tra Illuminismo e Romanticismo (siamo tra fine Settecento e inizio Ottocento). Un romanzo, insomma, ricco di continue aggiunte, di continue parentesi e incidentali che formano un accumulo di materiale a tratti esasperante, ma che rivela innanzitutto lo stile della Ortese - ottocentesco - e poi la potenza della letteratura, capace non solo di evocare storie, ma anche di distorcere la realtà, accartocciarla su se stessa, frammentarla e ricomporla. Felice di averti letto, Cardillo addolorato, ma mi sei costato una fatica del diavolo.

  8. 4 out of 5

    Lee Foust

    This is the most difficult kind of book to read when one is not a native speaker. It's impressionistic, fantastic, illogical, a-linear, built upon nuance, and written in the most complex and exquisitely ambiguous and endlessly digressive sentences that Italian prose has to offer. Thus I'm at a loss to to explain the novel's plot or themes or meaning, or say much of anything at all except that it's beautiful and that I think I may have absorbed perhaps about half of what it probably actually says This is the most difficult kind of book to read when one is not a native speaker. It's impressionistic, fantastic, illogical, a-linear, built upon nuance, and written in the most complex and exquisitely ambiguous and endlessly digressive sentences that Italian prose has to offer. Thus I'm at a loss to to explain the novel's plot or themes or meaning, or say much of anything at all except that it's beautiful and that I think I may have absorbed perhaps about half of what it probably actually says. I feel good about that, and that I had the stamina to stick with it through thick and thin--especially these days, living back in San Francisco for the winter. Also, really by chance, I found myself reading this and Elena Ferrante's L'amica geniale at the same time and that the two novels are like mirrors, this complex and abstract, the other simple, direct, and pointed. Each is set in Naples, but this one is historical and mystical while the other so real it's terrifying. Both novels are about women who persist, one in competition with a friend, the other because she loves her adpted step-brother, who is also a gnome. Wacky.

  9. 4 out of 5

    Makomai

    Uno dei tre libri che in vita mia non sono riuscito a finire. Eppure ne ho digeriti di mattoni... Dovrebbe esserci una legge che vieti piú di tre incisi e/o piú di tre subordinate nello stesso periodo. Come Jimmetta, ho resistito alle tentazione di buttarlo nella spazzatura, perché ogni libro è sacro, ma l'ho gettato contro il muro per la frustrazione! Uno dei tre libri che in vita mia non sono riuscito a finire. Eppure ne ho digeriti di mattoni... Dovrebbe esserci una legge che vieti piú di tre incisi e/o piú di tre subordinate nello stesso periodo. Come Jimmetta, ho resistito alle tentazione di buttarlo nella spazzatura, perché ogni libro è sacro, ma l'ho gettato contro il muro per la frustrazione!

  10. 4 out of 5

    Ppaolo Rizzo

    wonderful story set in a visionary 17° century Naples which, with a light touch and a rich language, behind the surface of the typical gothic novel, deals with metaphysical and humanitarian questions.

  11. 5 out of 5

    Ivana

    O! Oó! O! Výborný preklad a nápomocný doslov Jiřího Pelána.

  12. 5 out of 5

    Intortetor

    "il cardillo addolorato" è libro davvero impossibile da riassumere: la storia si snoda in percorsi inaspettati, la logica sfugge come sabbia tra le mani, nonostante la vicenda sembri apparire davanti agli occhi del lettore grazie al meraviglioso stile della ortese (e che pazzesca piccola serie televisiva -un film no: non si riuscirebbe a ridurlo a un paio d'ore- potrebbe essere...). libro fuori dal tempo e completamente fuori da ogni scena letteraria italiana (almeno non di questo secolo...) risc "il cardillo addolorato" è libro davvero impossibile da riassumere: la storia si snoda in percorsi inaspettati, la logica sfugge come sabbia tra le mani, nonostante la vicenda sembri apparire davanti agli occhi del lettore grazie al meraviglioso stile della ortese (e che pazzesca piccola serie televisiva -un film no: non si riuscirebbe a ridurlo a un paio d'ore- potrebbe essere...). libro fuori dal tempo e completamente fuori da ogni scena letteraria italiana (almeno non di questo secolo...) rischia di essere una lettura ostica per chi cerca realismo e spiegazioni ad ogni passo ma se ci si arrende al mondo tra sogno e realtà delle sue pagine si rischia di venirne rapiti. un ultimo, non piccolo, particolare: il ricco (ma mai ridicolmente barocco o incomprensibile) stile dell'autrice è il perfetto antidoto al piattume di molta scrittura contemporanea, e solo per questo al libro si deve un rispetto infinito.

  13. 4 out of 5

    Chase Insteadman Mountbatten

    "Neville aveva in sé strane capacità rabdomantiche; sentiva cose nascoste; era stato perfino testimone di storie e fenenomeni psichici, cosiddetti inspiegabili, consistenti soprattutto, ove la sua discrezione non lo avesse fermato, nel vedere, (o solo capire?) quanto accadeva in un cuore, o anche dietro una parete [...]." " [...] le anime di tutti i Napoletani trapassati da non più di cento anni (ma in qualche caso anche oltre questo limite, si parlava di tempi aragonesi), trapassati in modo natu "Neville aveva in sé strane capacità rabdomantiche; sentiva cose nascoste; era stato perfino testimone di storie e fenenomeni psichici, cosiddetti inspiegabili, consistenti soprattutto, ove la sua discrezione non lo avesse fermato, nel vedere, (o solo capire?) quanto accadeva in un cuore, o anche dietro una parete [...]." " [...] le anime di tutti i Napoletani trapassati da non più di cento anni (ma in qualche caso anche oltre questo limite, si parlava di tempi aragonesi), trapassati in modo naturale o meno, tali anime continuassero ad abitare e trafficare indisturbate come ogni altro suddito di Ferdinando nella bella città... partecipando alla sua vita - ricorrenze, feste -, partecipando in derisione o pianto, sogno o azione, come qualsiasi altro suo abitante. Quasi indistinguibili, tali antichi cittadini, dai viventi... Forse appena più pallidi, comprensivi e complici, abitualmente, del popolo reale, cui dimostravano spesso un dispettoso e triste affetto. [...] Uno stuolo immenso di ombre soggiorna tuttora in queste case, in questi vichi, siede alle nostre tavole, dorme nei nostri letti, si sdraia nelle nostre carrozze... visibile o meno, ma sempre accanto a noi. Non è gente di oggi, ma di tempi remoti assai [...]. [...] il Duca, nuovamente allegro, Ingmar ancora rannuvolato, quando li richiamò indietro, questa volta più acuto del ticchettio, una specie di fischio, proveniente dall'astuccio: per effetto della pressione delle immagini si era aperto da solo, e scaturiva di là, sul tavolo verde, una viva luce, e si udivano voci napoletane e inquieti rumori."

  14. 5 out of 5

    Chiara Bruzzaniti

    Avevo letto questo libro nel 2017, me lo avevano regalato per il compleanno; ci avevo messo una vita, l’avevo trovato macchinoso e spesso mi ero appellata al secondo diritto del lettore di Pennac: saltare le pagine. Tuttavia a regalarmelo è stata un’insegnante di lettere, per cui mi chiedevo cosa mi sfuggisse, perché non riuscissi ad apprezzarlo. Così mi sono decisa di dargli un’altra chance. Dopo le prime pagine mi sono chiesta “perché mi sto facendo questo?!”, detesto il narratore che parla di Avevo letto questo libro nel 2017, me lo avevano regalato per il compleanno; ci avevo messo una vita, l’avevo trovato macchinoso e spesso mi ero appellata al secondo diritto del lettore di Pennac: saltare le pagine. Tuttavia a regalarmelo è stata un’insegnante di lettere, per cui mi chiedevo cosa mi sfuggisse, perché non riuscissi ad apprezzarlo. Così mi sono decisa di dargli un’altra chance. Dopo le prime pagine mi sono chiesta “perché mi sto facendo questo?!”, detesto il narratore che parla direttamente con il lettore e alcuni passaggi ho dovuto rileggerli. Però questa volta mi sono fatta forza e sono riuscita ad immergermi nella Napoli misteriosa di fine 700, dove il Cardillo, metafora di colpe passate e tetri destini, è il cardine della storia e ci accompagna tra reale e irreale fino a svelarsi completamente alla fine del romanzo. È un libro da leggere, sicuramente a mente serena e con una capacità di attenzione molto alta.

  15. 4 out of 5

    Alessandra Fussi

    I just finished it and I did not like it

  16. 4 out of 5

    Roberto Rho

    Boh...un libro che mi dice poco o nulla...qualche episodio che sembra voglia trasferire un pò di magia popolare tramite il cardillo onnipresente ma...poco e altro...

  17. 5 out of 5

    Lorenzo Di Gennaro

    Libro strepitoso generato dalla geniale fantasia di una scrittrice che offre viste e paesaggi orginali e inconsueti di Napoli e dell'illuminismo europeo e partenopeo. Un intreccio di nobili, commercianti, ragazze interrotte e folletti. Scritto con uno stile che richede pazienza ma è sempre coerente fino alla fine. Libro strepitoso generato dalla geniale fantasia di una scrittrice che offre viste e paesaggi orginali e inconsueti di Napoli e dell'illuminismo europeo e partenopeo. Un intreccio di nobili, commercianti, ragazze interrotte e folletti. Scritto con uno stile che richede pazienza ma è sempre coerente fino alla fine.

  18. 4 out of 5

    Elisa

    我真的只跟上了前三分之一的情节,后面完全不知道也不想知道在讲啥……

  19. 4 out of 5

    Pietro Alfano

  20. 4 out of 5

    Wendy

  21. 4 out of 5

    Nora

  22. 4 out of 5

    Drugantibus

  23. 4 out of 5

    Lisa Kamala

  24. 5 out of 5

    Alessandra Pigorini

  25. 5 out of 5

    Silvia

  26. 5 out of 5

    Estrellita

  27. 4 out of 5

    Rosalba

  28. 4 out of 5

    emma hemma

  29. 4 out of 5

    Sara Felli

  30. 4 out of 5

    Anna

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